Ultima rilevazione: 2008-11-20 13.00.00 (UTC/GMT: +5.45) -- Temperatura esterna: -25.7 °C -- Umidità: 100 % -- Vento direzione: 283.7 > -- Vento intensità: 35.9 m/s -- Pressione: 376.6 hPa -- Radiazione solare globale: 863.2 W/m2 -- Radiazione UVA: 37 W/m2

 

La strumentazione scientifica: ecco come funziona

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Strumenti di finissima precisione, che sappiano misurare i dati necessari alla scienza per conoscere la temperatura del mondo e l'evoluzione del clima. Ma non solo. Le apparecchiature che verranno posizionate in cima all'Everest infatti, dovranno essere in grado anche di resistere ai freddi gelidi e alle pressioni degli ottomila metri di quota. Insomma, una vera sfida dalla tecnologia che ora il tecnico dell'azienda costruttrice, la Lastem, ci spiega in dettaglio.
 

Che tipo di macchinario è questo?
"Si tratta del cosiddetto 'Datalogher' cioè una stazione metereologica racchiusa dentro il contenitore che serve per campionare e acquisire i dati ambientali relativi a temperatura e umidità dell'aria, velocità e direzione del vento, radiazione solare e pioggia".
               
Come funziona?
"L'acquisitore è composto da un'unità contenente una memoria e un microprocessore che accende i vari sensori secondo delle tempistiche preordinate. Con questi dati elabora delle statistiche che vengono memorizzate in una memoria interna. A questo punto tramite una radio il sistema manda i dati presso una stazione che raccoglie tramite un computer tutte queste elaborazioni e le memorizza in una base dati che servirà poi per l'analisi successiva".
                 
Come fa a resistere a una quota così alta?
"Lo strumento è stato progettato con un'elettronica particolare in modo che riesca a sopportare temperature fino a meno 50 gradi e anche oltre, affinchè l'ambiente non pregiudichi il funzionamento dell'elettronica. Tutta poi la parte di meccanica è stata volutamente e appositamente rinforzata in modo tale da affrontare le condizioni severe che si trovano in quegli ambienti".
             
Come lo monteranno?
"Ci saranno dei tecnici addestrati presso il Campo base e tramite una serie di operazioni che impareranno precedentemente eseguiranno il cablaggio dello strumento ai vari sensori che sono connessi tramite questi pali. I pali saranno ancorati al terreno tramite appositi tiranti in base alla soluzione che si potrà trovare al momento e in funzione anche alla disponibilità di posti di ancoraggio essi avranno diverse possibilità".
                    
Quali difficoltà presenta l'istallazione?
"Fondamentalmente la difficoltà è dovuta alle condizioni climatiche. Gli operatori dovranno lavorare in un ambiente ostile e quindi quello che si è cercato di fare è di offrirte un sistema che sia il più semplice possibile dal punto di vista del montaggio. Una parte dell'apparecchiatura è già stata pre-cablata e a questo punto loro anche utilizzando i guantoni avranno la possibilità di collegare i sensori agli strumenti con delle semplici operazioni senza l'utilizzo di cacciaviti, strumenti di misura, magari complicati da utilizzare in quelle situazioni".
             
Esistono già macchinari di questo tipo al mondo o è il primo?
"Assolutamnete a 8mila metri è il primo. Però ci sono altri installazioni a quote inferiori che sono però comunque già ambienti molto ostili. Abbiamo già delle installazioni per esempio qui in Italia, sul Monte Bianco, a 3600 metri circa, dove le condizioni sono già abbastanza gravose. Ovviamente a 8mila metri le cose cambiano molto. Questo è dunque un banco di prova per un lavoro che è stato realizzato con molto impegno e dedizione".
                    
Siete in collaborazione con il Comitato Ev-K2-Cnr?
"Sì già da molti anni. Il Comitato utilizza già da tanti anni una serie di nostri strumenti che sono stati installati in varie zone sull'Himalaya e la collaborazione ha portato frutti da entrambe le parti. Noi abbiamo per esempio potuto accumulare tutta una serie di capacità che non vengono normalmente utilizzate con l'installazione di strumenti posti in situazioni più semplici. Tramite questa collaborazione Lastem è riuscita ad acquisire una serie di tecniche che fanno in modo che gli struemnti possano funzionare anche in quegli ambienti". 

 

              

    Valentina d'Angella